Il mercato petrolifero globale ha inaspettatamente assorbito la più grande interruzione dell'offerta mai registrata, causata dalla guerra in Iran. Tuttavia, gli esperti ritengono che la diminuzione delle riserve strategiche e le persistenti incertezze geopolitiche continuino a rappresentare un rischio significativo di ulteriori impennate dei prezzi.
Il conflitto, scatenato dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran del 28 febbraio, ha portato Teheran a bloccare lo Stretto di Hormuz, una via navigabile strategica attraverso la quale transita gran parte del petrolio mondiale. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, questa guerra, durata quattro mesi, ha causato la più grande interruzione delle forniture energetiche della storia recente, con perdite che hanno raggiunto i 14 milioni di barili al giorno al culmine del conflitto.
Nonostante questo shock, i timori di una diffusa carenza di benzina, gasolio o cherosene in Europa e in Asia non si sono concretizzati. Dopo aver raggiunto un picco di circa 126 dollari al barile in aprile, il prezzo del petrolio Brent è sceso a un livello inferiore a quello precedente all'inizio del conflitto.
Questa resilienza può essere spiegata in particolare dall'utilizzo delle riserve strategiche, dalla rapida riorganizzazione dei flussi commerciali e dall'aumento delle esportazioni da parte di diversi paesi produttori. Anche l'allentamento degli acquisti di petrolio da parte della Cina ha contribuito a stabilizzare il mercato.
Secondo John Baffes, economista senior della Banca Mondiale, questo sviluppo dimostra che gli operatori di mercato hanno considerato la crisi seria, ma gestibile. Egli ritiene che i sistemi energetici ed economici globali siano ora più solidi di quanto non lo fossero durante i precedenti shock petroliferi.
Gli analisti, tuttavia, mettono in guardia sui prossimi mesi. Le riserve che hanno contribuito ad attutire lo shock iniziale ora devono essere reintegrate, il che potrebbe aumentare la domanda e esercitare una pressione al rialzo sui prezzi. In assenza di una pace duratura in Medio Oriente, il mercato petrolifero rimane vulnerabile a ulteriori tensioni che potrebbero portare a una significativa volatilità.
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