Mercoledì il Cremlino ha affermato che né la Russia né la Cina hanno condotto test nucleari segreti, rispondendo alle recenti accuse degli Stati Uniti. Washington ha accusato Pechino di aver condotto un test clandestino nel 2020 e ha chiesto un nuovo e più ampio quadro di controllo degli armamenti che includa la Cina oltre a Mosca.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che queste accuse erano infondate e ha ribadito che la Cina le aveva "categoricamente negate". "Né la Federazione Russa né la Cina hanno condotto test nucleari", ha assicurato ai giornalisti.
Queste dichiarazioni giungono dopo la scadenza del nuovo trattato START, l'ultimo importante accordo bilaterale sulla limitazione degli armamenti strategici tra Stati Uniti e Russia. Il trattato è scaduto il 5 febbraio, riaprendo le preoccupazioni su una possibile ripresa della corsa agli armamenti nucleari.
Il presidente americano Donald Trump ha espresso la sua disponibilità a negoziare un nuovo accordo più ampio, questa volta includendo anche la Cina. Pechino ha finora respinto l'idea di aderire a un quadro trilaterale analogo, sostenendo che il suo arsenale rimane di gran lunga inferiore a quello delle due ex superpotenze nucleari.
Mentre alcuni esperti temono un'escalation delle tensioni strategiche, altri ritengono che questi timori siano esagerati, sottolineando che i meccanismi informali di trasparenza e deterrenza continuano a funzionare. In questo contesto, l'assenza di un trattato formale aumenta tuttavia l'incertezza sull'equilibrio nucleare globale.