Con l'avvicinarsi delle elezioni parlamentari in Ungheria, uno studio evidenzia un'ampia diffusione di messaggi filogovernativi sull'app Telegram, alimentando i timori di una campagna di influenza organizzata.
Secondo un'analisi di Vox Harbor, sono state individuate ondate di pubblicazioni coordinate, con contenuti simili diffusi simultaneamente su più canali, il che suggerisce una strategia strutturata volta a influenzare l'opinione pubblica.
Secondo lo studio, una parte significativa di questi messaggi sarebbe riconducibile ad attori russi o ad attori affiliati alla Russia, sebbene Mosca abbia in passato respinto le accuse di interferenza nei processi elettorali stranieri.
Le pubblicazioni in questione mettono in guardia dalle conseguenze di una possibile sconfitta per il Primo Ministro Viktor Orbán, al potere da 16 anni, sottolineando i rischi politici ed economici per il Paese.
Questa offensiva digitale si inserisce in un contesto elettorale teso, con i sondaggi che mostrano l'opposizione in testa, guidata da Peter Magyar, un ex alleato del governo ora diventato un rivale.
L'opposizione accusa il partito Fidesz di Viktor Orbán di condurre una massiccia campagna di disinformazione, combinando media tradizionali, social network e contenuti generati dall'intelligenza artificiale per influenzare gli elettori.
Dal canto loro, i sostenitori del Primo Ministro affermano di limitarsi a presentare i fatti e denunciano una presunta campagna di propaganda appoggiata dall'Unione Europea.
Questo clima di sospetto si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazioni occidentali riguardanti le operazioni di influenza online, in particolare quelle attribuite alla Russia.
Alla vigilia di un'elezione cruciale, queste rivelazioni mettono in luce le crescenti sfide legate alla disinformazione e all'integrità dei processi democratici in Europa.
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