La Russia ha richiesto chiarimenti sulla posizione del presidente degli Stati Uniti. Donald Trump Riguardo alla guerra in Ucraina, in seguito al vertice del G7, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato mercoledì che Mosca sta cercando di capire se Washington abbia modificato il suo approccio al conflitto alla luce dei colloqui internazionali.
Secondo Lavrov, gli Stati Uniti non hanno ancora chiarito la propria posizione politica in seguito al vertice di Évian-les-Bains, dove i leader del G7 hanno discusso della situazione in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo ha affermato che Mosca è ancora in attesa di indicazioni precise sulle conclusioni raggiunte da Washington.
Questa richiesta arriva mentre il presidente francese Emmanuel Macron È stato ipotizzato che Donald Trump, durante i colloqui del G7, abbia ammesso che la Russia non stesse realmente cercando la pace in Ucraina. Questo sviluppo viene interpretato da alcuni leader occidentali come un possibile irrigidimento della posizione americana.
Donald Trump, dal canto suo, ha esortato Mosca ad agire a favore di una risoluzione del conflitto dopo un incontro che ha definito "molto positivo" con il presidente ucraino. Volodymyr ZelenskyQueste dichiarazioni sono state accolte con cauto ottimismo da diversi membri del G7, che auspicano un'apertura diplomatica.
Sergey Lavrov, tuttavia, ha insistito sul fatto che la Russia non avesse ricevuto alcuna conferma ufficiale da parte degli Stati Uniti in merito a un possibile cambio di rotta. Ha chiesto a Washington di chiarire quanto discusso a Evian e quale sarebbe stato il futuro orientamento della sua politica estera nei confronti dell'Ucraina.
Il ministro russo ha anche menzionato gli accordi raggiunti tra Donald Trump e Vladimir Putin durante un precedente incontro in Alaska, suggerendo che il loro "spirito" fosse stato messo in discussione dai colloqui del G7. Questa incertezza illustra le persistenti tensioni che circondano gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto in Ucraina, mentre le grandi potenze continuano a faticare a concordare una tabella di marcia comune.
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