Il sistema giudiziario colombiano ha inferto un duro colpo al presidente Gustavo Petro, ordinando la restituzione dei fondi raccolti durante lo stato di emergenza economica, ritenuto incostituzionale.
La Corte Costituzionale ha invalidato questo provvedimento eccezionale, decretato a gennaio, che aveva permesso al governo di raccogliere circa 11 trilioni di pesos (quasi 3 miliardi di dollari) per finanziare parte del bilancio nazionale. Di conseguenza, le somme già raccolte dovranno essere restituite.
Secondo una fonte vicina alle autorità fiscali, attraverso queste misure sarebbero stati effettivamente riscossi circa 1,67 miliardi di pesos (quasi 467 milioni di dollari). Questa decisione potrebbe quindi avere un impatto significativo sulle finanze pubbliche.
Lo stato di emergenza economica consente al governo di prendere decisioni per decreto senza previa approvazione parlamentare. In questo contesto, sono state adottate diverse misure fiscali, tra cui una tassa sugli elevati livelli di liquidità, una tassa specifica sul settore finanziario e un aumento delle imposte su determinati beni e servizi.
Questa battuta d'arresto legale giunge in un momento politicamente difficile per Gustavo Petro, che sta affrontando difficoltà in Parlamento, dove diversi suoi progetti di riforma fiscale non sono riusciti a ottenere il sostegno necessario.
La decisione della Corte costituzionale sottolinea i limiti dei poteri eccezionali del governo e potrebbe costringere l'esecutivo a rivedere la propria strategia di bilancio in un contesto economico e politico teso.
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