— Olimpiadi: alle atlete transgender è ora vietato partecipare alle competizioni femminili. Un test genetico obbligatorio
Olimpiadi: alle atlete transgender è ora vietato partecipare alle competizioni femminili. Test genetico obbligatorio.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha annunciato giovedì una nuova politica di ammissibilità per le gare femminili ai Giochi Olimpici. A partire dai Giochi di Los Angeles 2028, l'accesso alla categoria femminile sarà riservato alle atlete considerate... "donne biologiche"Questa decisione, basata su uno screening genetico unico incentrato sul gene SRY, associato allo sviluppo sessuale maschile, segna una netta rottura con l'approccio precedentemente seguito dall'organismo olimpico. 

Una regola uniforme dopo anni di criteri variabili a seconda della federazione.

Fino ad ora, il CIO non aveva stabilito una regola universale, lasciando alle federazioni internazionali la definizione dei propri criteri di partecipazione. Nel 2021, il suo quadro di riferimento su equità, inclusione e non discriminazione ha privilegiato un approccio decentralizzato, che ha portato a una frammentazione dei regolamenti tra i diversi sport. Diverse federazioni importanti, in particolare nell'atletica leggera, nel nuoto e nel rugby, avevano già adottato restrizioni per gli atleti che avevano raggiunto la pubertà maschile. 

Un test genetico pubblicizzato come unico e non invasivo

Il nuovo sistema si baserà su un singolo test effettuato durante la carriera di un'atleta. Il CIO indica che questo screening può essere eseguito tramite saliva, tampone buccale o prelievo di sangue, con l'obiettivo dichiarato di offrire un metodo standardizzato e minimamente invasivo. L'organo di governo afferma che ciò mira a eliminare le disparità di trattamento tra le diverse discipline sportive e a garantire la sicurezza legale e sportiva per l'accesso alla categoria femminile. 

Atleti transgender direttamente presi di mira dalla nuova politica

In pratica, questa nuova regola esclude le donne transgender dalla categoria olimpica femminile se il test rivela i marcatori utilizzati dal CIO nella sua definizione di sesso biologico. L'entrata in vigore è prevista per le Olimpiadi estive di Los Angeles del 2028, dando alle federazioni e ai comitati nazionali un periodo di adeguamento prima del successivo ciclo olimpico estivo. 

La decisione non riguarda solo gli atleti transgender. Ha ripercussioni anche su alcune atlete con differenze nello sviluppo sessuale, sebbene siano previste delle eccezioni, in particolare per situazioni come la sindrome completa di insensibilità agli androgeni, in cui il CIO ritiene che il testosterone non apporti alcun beneficio in termini di miglioramento delle prestazioni. La questione degli atleti con DSD, già al centro di importanti controversie nell'atletica mondiale, potrebbe quindi tornare alla ribalta nei prossimi mesi. 

Una decisione che è stata preparata per diversi mesi

Questo annuncio segna un cambiamento avviato dal CIO sotto la presidenza di Kirsty Coventry. All'inizio del 2026, l'organizzazione non aveva ancora deciso ufficialmente, sebbene un gruppo di lavoro sul "Tutela della categoria femminile" stava studiando la possibilità di test genetici su larga scala. Nel giro di poche settimane, il CIO è quindi passato da una fase di consultazione a una decisione di rilevanza olimpica. 

Il CIO pone l'accento sull'equità e sulla sicurezza nello sport.

Per giustificare questa riforma, il CIO cita argomenti quali l'equità competitiva, la sicurezza e l'integrità delle competizioni femminili. Secondo quanto riportato giovedì, l'organo di governo ritiene che gli effetti della pubertà maschile possano conferire vantaggi duraturi in molti sport, anche dopo un trattamento ormonale. È su questa base che ha scelto di riprendere il controllo, dopo aver precedentemente rifiutato di imporre una dottrina comune all'intero movimento olimpico. 

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