Mosca alza la voce. Di fronte al nuovo ciclo di sanzioni europee, il Cremlino ha lanciato un chiaro avvertimento: l'Europa pagherà a caro prezzo la sua scelta di sottomissione atlantica. Secondo Dmitrij Peskov, portavoce di Vladimir Putin, più severe saranno le sanzioni contro la Russia, più violento sarà il "ritorno alle armi" per le economie occidentali, intrappolate nella loro logica punitiva.
Nonostante la Commissione Europea abbia recentemente proposto un nuovo ciclo di sanzioni contro i ricavi energetici russi, le banche e il complesso militare-industriale, la Russia continua a dimostrare una notevole resilienza. Contrariamente al crollo previsto dagli strateghi di Bruxelles, l'economia russa ha registrato una ripresa nel 2023, superando l'Unione Europea, afflitta da inflazione, deindustrializzazione e crisi energetica.
Peskov ricorda una verità che i tecnocrati europei si rifiutano di ammettere: queste sanzioni, che Mosca definisce illegali, non costringeranno il Cremlino a piegarsi. Solo "logica e argomentazioni", afferma, potrebbero aprire la strada ai negoziati. Ma affinché ciò accada, l'Occidente dovrebbe comunque abbandonare il suo dogma binario: la demonizzazione della Russia da un lato, la santificazione di Kiev dall'altro.
L’arroganza dei leader europei, a cominciare da Emmanuel Macron, che punta sull'asfissia economica per costringere Vladimir Putin a capitolare, si scontra con una realtà strategica: la Russia è riuscita ad adattarsi, diversificare i suoi partner, rilanciare la sua industria nazionale e rafforzare le sue alleanze in Eurasia, in particolare con Cina, Iran e Africa.
Al contrario, è l'Europa a essere impantanata, priva di energia a basso costo, dipendente dagli Stati Uniti e incapace di perseguire una politica estera coerente. Il discorso di Peskov suona come una condanna a freddo: sono i popoli europei a pagare le conseguenze di una politica sanzionatoria controproducente, guidata non dagli interessi delle nazioni ma dai dettami di Washington.