L'intelligenza artificiale sta trasformando il settore della sicurezza privata, passando da una logica di sorveglianza costante a una di anticipazione. Fino a poco tempo fa, le aziende proteggevano principalmente negozi, magazzini o uffici impiegando guardie giurate, allarmi e telecamere monitorate da una centrale operativa. Ora, un software è in grado di analizzare simultaneamente centinaia di flussi video, rilevare movimenti insoliti, intrusioni, incendi, oggetti abbandonati o assembramenti e inviare un allarme a un operatore. In Francia, secondo il CNAPS (Consiglio Nazionale per le Attività di Sicurezza Privata), ci sono circa 300.000 persone autorizzate a lavorare nel settore della sicurezza privata, il che dà un'idea della portata di questa trasformazione in atto.
Il cambiamento più significativo, tuttavia, non risiede nelle telecamere stesse, bensì nell'integrazione delle informazioni. Immagini, allarmi, badge di accesso, sensori termici, targhe e registri degli incidenti possono ora confluire in un'unica piattaforma. L'intelligenza artificiale classifica gli avvisi in base al loro livello di gravità e aiuta i team a concentrare l'attenzione sulle situazioni più critiche. In un magazzino, può distinguere tra la normale presenza di un dipendente e un'intrusione notturna. In un negozio, può segnalare comportamenti anomali senza attendere che un operatore se ne accorga. Le potenzialità sono notevoli: interventi più rapidi e una riduzione del tempo dedicato al monitoraggio passivo degli schermi.
Una rivoluzione economica tanto quanto tecnologica.
Le grandi aziende di sicurezza non si limitano più a vendere ore di servizio di guardia, ma offrono contratti che combinano agenti, monitoraggio remoto, software, manutenzione e intelligence sulle minacce. Nel 2025, Securitas ha registrato una crescita reale del 5% nelle attività tecnologiche e nelle soluzioni di sicurezza, riconoscendo apertamente la propria transizione verso servizi digitali a margine più elevato. Nel febbraio 2026, l'azienda ha inoltre annunciato l'acquisizione di Liferaft, una piattaforma che utilizza informazioni online per individuare le minacce rivolte alle imprese. La sicurezza privata si sta quindi gradualmente espandendo dalla protezione degli edifici al monitoraggio dei rischi digitali e reputazionali.
L'agente umano non scompare del tutto, ma il suo ruolo cambia. Le pattuglie sistematiche possono essere parzialmente sostituite da telecamere intelligenti, droni o sensori, mentre l'intervento fisico rimane di competenza dei professionisti. Questa evoluzione accresce il valore degli operatori capaci di verificare un allarme, comprendere un sistema informatico e prendere decisioni rapide. Può anche ampliare il divario tra le grandi aziende, in grado di investire in piattaforme costose, e le piccole imprese dipendenti da contratti di sicurezza con margini ridotti. L'intelligenza artificiale rischia quindi di concentrare ulteriormente il mercato, creando al contempo un'enorme necessità di formazione in una professione già alle prese con un elevato turnover del personale.
I Giochi Olimpici sono serviti da laboratorio
I Giochi di Parigi 2024 hanno accelerato l'adozione della videosorveglianza algoritmica. La legge aveva autorizzato, in via sperimentale, l'analisi automatizzata delle immagini per rilevare determinati eventi predefiniti durante manifestazioni di particolare rilievo. Il sistema non era concepito per identificare direttamente le persone, ma piuttosto per segnalare situazioni come movimenti di folla, intrusioni in aree riservate o la presenza di oggetti abbandonati. A partire da marzo 2026, la sperimentazione è stata prorogata fino al 31 dicembre 2027, secondo la versione aggiornata dell'articolo 10 della legge relativa ai Giochi Olimpici . Tale proroga conferma che l'eccezione olimpica ha spianato la strada a un'installazione più permanente di queste tecnologie.
I risultati, tuttavia, sono ben meno spettacolari delle promesse di marketing. Il comitato incaricato di valutare la sperimentazione olimpica ha redatto un rapporto contrastante, con prestazioni variabili a seconda della posizione, dell'angolazione della telecamera e degli eventi monitorati. Folle dense, scarsa illuminazione o persino un semplice cambiamento nell'ambiente possono innescare falsi allarmi. Ogni falso positivo richiede l'attenzione di un operatore e può distogliere l'attenzione da un incidente reale. Sebbene un'accuratezza dichiarata del 99% sembri eccellente, se applicata a milioni di attraversamenti, anche un tasso di errore dello 0,1% può produrre un numero significativo di segnalazioni ingiustificate, come sottolinea la Commissione europea.
Tale efficacia richiede delle garanzie.
La diffusione di questi strumenti solleva anche una questione democratica: fino a che punto un'azienda privata può osservare, analizzare e categorizzare i comportamenti in uno spazio pubblico? Le immagini possono rivelare movimenti, abitudini e relazioni tra individui. Gli algoritmi possono anche riprodurre i pregiudizi presenti nei dati di addestramento o interpretare come sospetti comportamenti del tutto normali. Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale vieta specificamente il social scoring, alcune forme di categorizzazione biometrica e, salvo in casi eccezionali, l'identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici. Inoltre, le aziende restano soggette al GDPR, all'obbligo di informare gli interessati e al principio di proporzionalità.
L'intelligenza artificiale, quindi, non rende automaticamente la sicurezza più affidabile. La rende più veloce, più centralizzata e potenzialmente meno costosa, ma anche più dipendente da software il cui funzionamento può essere difficile da controllare. La vera svolta sta nella condivisione delle responsabilità: quando un algoritmo non rileva un'intrusione, innesca un intervento ingiustificato o espone dati personali, il cliente, l'azienda di sicurezza e il fornitore del software possono scaricarsi la responsabilità a vicenda. Il futuro del settore non sarà quello di macchine che sostituiscono completamente gli agenti, bensì quello di una sorveglianza ibrida in cui l'IA rileva, classifica e raccomanda, mentre la decisione finale spetta a un professionista qualificato, che ne è responsabile.
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