Il 6 giugno 1944, all'alba, un'armata senza precedenti nella storia militare si avvicinò alle coste della Normandia: 4.266 navi da trasporto, 722 navi da guerra, oltre 10.000 aerei e 130.000 soldati britannici, americani e canadesi pronti a sbarcare sul suolo francese. Denominata in codice Operazione Overlord, questa imponente offensiva anfibia e aviotrasportata segnò l'attesissima apertura di un secondo fronte in Occidente, richiesto fin dal 1942 da Stalin agli Alleati, che fino ad allora non avevano avuto le risorse per mantenerlo. Dopo quattro anni di occupazione nazista, l'Europa continentale vide finalmente l'ondata di liberazione travolgerla. La sera del D-Day, 135.000 uomini avevano messo piede sul suolo normanno. La battaglia che ne seguì sarebbe durata undici mesi e si sarebbe conclusa con la resa della Germania nazista.
Un piano colossale, un inganno magistrale
La scelta della Normandia come luogo dello sbarco fu il risultato di lunghe deliberazioni strategiche. Gli Alleati avevano preso in considerazione quattro possibili aree: la Bretagna, la penisola del Cotentin, la Normandia e il Passo di Calais. Il Passo di Calais, il punto più stretto del Canale della Manica e il più vicino all'Inghilterra, era proprio quello che Hitler stava aspettando: vi aveva ammassato le sue migliori divisioni e le fortificazioni più potenti. Gli Alleati decisero quindi di colpire in Normandia, le cui spiagge sabbiose tra i fiumi Orne e Vire erano meno difese, e di ingannare i tedeschi fino all'ultimo. L'Operazione Fortitude, a questo scopo, prevedeva l'allestimento di un finto schieramento militare nel Kent – veicoli blindati gonfiabili, aeroplani di compensato e false trasmissioni radio – progettato per convincere il comando tedesco che uno sbarco al Passo di Calais fosse imminente. L'inganno funzionò così bene che, la mattina del 6 giugno, delle 50 divisioni tedesche presenti nella regione, solo 17 si trovarono di fronte agli Alleati in Normandia. Il feldmaresciallo Rommel, responsabile della difesa costiera, era assente, essendosi recato in Germania per festeggiare il compleanno della moglie. Inoltre, la tempesta che imperversava da diversi giorni nel Canale della Manica aveva indotto i tedeschi ad abbassare la guardia: quella sera, appena 50.000 soldati furono in grado di fronteggiare l'armata. Nella notte tra il 5 e il 6 giugno, 23.500 paracadutisti di tre divisioni aviotrasportate furono lanciati dietro le linee nemiche per mettere in sicurezza i fianchi dello sbarco e tagliare le vie di rifornimento tedesche.
D-Day: cinque spiagge, una testa di ponte, un punto di svolta
Alle 5:30 del mattino, corazzate e bombardieri alleati martellarono le fortificazioni costiere. Un'ora dopo, cinque divisioni sbarcarono simultaneamente su cinque spiagge dai nomi in codice ormai storici: Utah e Omaha per gli americani, Gold per gli inglesi, Juno per i canadesi e Sword per gli inglesi, a cui si unirono i commando francesi di Kieffer. Il bilancio della giornata fu pesante, ma molto meno catastrofico del previsto: circa 3.400 tra morti e feriti sul fronte americano, 3.000 su quello britannico e 335 su quello canadese, con tre quinti delle perdite alleate concentrate sulla sola spiaggia di Omaha, dove la resistenza tedesca fu più strenua. Le perdite tedesche sono stimate tra i 4.000 e i 9.000 uomini. I bombardamenti preparatori causarono anche la morte di 2.500 civili normanni. Ma la testa di ponte era stata stabilita. Nei giorni successivi, i porti artificiali di Mulberry e un oleodotto sottomarino permisero il trasporto di massa di uomini e attrezzature. La successiva battaglia di Normandia sarebbe stata feroce e sanguinosa, ma il suo esito non era più in dubbio: undici mesi dopo, l'8 maggio 1945, la Germania nazista si arrese incondizionatamente.
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