Il blackout di internet in Iran ha raggiunto livelli senza precedenti, diventando la più lunga interruzione a livello nazionale mai registrata, secondo l'organizzazione di monitoraggio NetBlocks. Questa situazione, che persiste da diverse settimane, si verifica in un contesto di conflitto militare e forti tensioni interne.
Secondo gli ultimi dati, il Paese è immerso in un blackout quasi totale dalla fine di febbraio, con una connettività scesa a circa l'1% del livello normale. Al 5 aprile, l'interruzione durava da oltre 864 ore, ovvero 37 giorni consecutivi: un record mondiale per un'interruzione di questa portata.
Questa massiccia interruzione di corrente ha gravi conseguenze per la popolazione. Impedisce ai residenti di comunicare con i propri cari, di accedere a informazioni in tempo reale e di documentare gli eventi legati al conflitto in corso. Le organizzazioni per i diritti umani esprimono inoltre preoccupazione per i maggiori rischi a cui sono esposti i civili privati di mezzi di comunicazione essenziali.
L'interruzione di rete fa parte di una strategia più ampia delle autorità iraniane, già accusate di utilizzare questi blocchi per controllare l'informazione, in particolare durante manifestazioni e operazioni militari. Dall'inizio del 2026, il Paese ha subito diverse importanti interruzioni di rete, rendendo questo periodo uno dei più caratterizzati dalla censura digitale.
L'attuale blocco delle comunicazioni è stato aggravato dai raid aerei statunitensi e israeliani di fine febbraio, che hanno causato un drastico calo del traffico internet in tutto il Paese. Da allora, la situazione è rimasta pressoché invariata, con un isolamento digitale quasi totale e comunicazioni esterne estremamente limitate.
Questa situazione sta destando seria preoccupazione a livello internazionale, sia per le sue implicazioni umanitarie sia per le conseguenze sulla libertà di espressione. Illustra inoltre la crescente diffusione dell'uso dei blocchi di internet come strumento di controllo politico in situazioni di crisi.
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