La situazione delle giocatrici della nazionale femminile iraniana ha attirato l'attenzione internazionale in seguito alla loro protesta durante la Coppa d'Asia femminile AFC del 2026 in Australia. Prima della loro prima partita del torneo, diverse giocatrici iraniane hanno scelto di non cantare l'inno nazionale.
Questo gesto, ampiamente interpretato come un gesto di opposizione al regime della Repubblica Islamica, ha immediatamente attirato grande attenzione.
Accuse di "tradimento" e preoccupazioni per la loro sicurezza
La reazione dei media statali iraniani ha rapidamente alimentato le preoccupazioni. Alcuni canali televisivi filo-governativi hanno descritto i giocatori come "traditori della nazione", un termine particolarmente significativo nel contesto politico iraniano.
Queste accuse hanno scatenato un'ondata di reazioni all'estero. Organizzazioni sportive internazionali, gruppi per i diritti umani e diverse personalità politiche hanno espresso preoccupazione per la sicurezza dei giocatori qualora dovessero tornare in Iran.
Si dice che alcune calciatrici siano state sottoposte a pressioni e costrette a cantare l'inno nelle partite successive, dopo che erano state rivolte minacce ai loro parenti rimasti nel Paese.
Appelli internazionali per proteggerli
Di fronte a questi rischi, si sono moltiplicate le richieste di protezione per i giocatori. Attivisti e tifosi in Australia hanno organizzato raduni attorno agli stadi, esponendo cartelli e scandendo slogan per chiedere protezione.
Anche le organizzazioni che rappresentano le calciatrici professioniste hanno chiesto che alle calciatrici sia consentito di rimanere in Australia se ritengono che la loro sicurezza sia a rischio.
La questione travalicò rapidamente l'ambito sportivo, diventando una questione diplomatica e umanitaria.
Diversi giocatori sono stati messi sotto protezione in Australia
Dopo l'eliminazione dell'Iran dalla Coppa d'Asia, la situazione è rapidamente degenerata. Secondo le ultime notizie, cinque giocatori della nazionale hanno lasciato la delegazione iraniana e hanno cercato protezione in Australia.
Le autorità australiane hanno concesso loro visti umanitari e li hanno posti sotto protezione, consentendo loro di rimanere nel Paese mentre i loro casi venivano valutati. A quel punto avrebbero potuto presentare domanda di asilo.
Questa decisione mira a garantire la loro sicurezza in un contesto in cui la prospettiva di un ritorno in Iran suscita seria preoccupazione.
Per il resto della squadra la situazione resta incerta.
Tuttavia, non tutti i giocatori hanno preso la stessa decisione. Alcuni membri della squadra sarebbero già tornati in Iran con la delegazione ufficiale, mentre altri stanno ancora valutando le loro opzioni.
La situazione rimane quindi molto fluida. Le organizzazioni sportive e diverse ONG continuano a chiedere che le calciatrici iraniane possano decidere liberamente del loro futuro, senza subire pressioni politiche.