La suspense è durata fino all'ultimo. Ieri, i deputati hanno approvato il disegno di legge per semplificare la vita economica con 275 voti favorevoli e 225 contrari. Ma dietro questa votazione, è prevalsa soprattutto una decisione attesa con impazienza da milioni di automobilisti: l'abolizione delle zone a basse emissioni (LEZ).
Presentate dal 2019 come strumento per combattere l'inquinamento atmosferico, le Zone a Basse Emissioni (ZLE) hanno vietato la circolazione dei veicoli più inquinanti in diverse grandi città. In pratica, tuttavia, sono diventate, per molti, principalmente il simbolo di politiche ambientali punitive che colpiscono in modo sproporzionato coloro che non possono permettersi di cambiare auto.
Un approccio punitivo all'ambientalismo nei confronti dei più vulnerabili.
Sulla carta, le zone a basse emissioni avrebbero dovuto migliorare la qualità dell'aria. In realtà, hanno creato principalmente una forma di segregazione sociale basata sul possesso di un'auto. Chi aveva mezzi sufficienti poteva acquistare un veicolo nuovo, ibrido o elettrico. Gli altri, invece, si sono ritrovati gradualmente esclusi da intere zone della città.
Per migliaia di lavoratori, artigiani, assistenti domiciliari, autisti di consegne e famiglie residenti in periferia, l'auto non è un lusso, ma una necessità. Impedendo loro l'accesso ai centri urbani sulla base di criteri tecnici spesso scollegati dalla loro realtà quotidiana, le zone a basse emissioni (ZLE) hanno inflitto una penalità diretta alle famiglie più vulnerabili.
Dietro la retorica ambientalista, molti dunque intravedevano una misura profondamente ingiusta: una politica concepita nelle grandi città, applicata senza alcuna considerazione e sopportata da chi aveva meno risorse finanziarie.
Un'efficacia a lungo rivendicata, raramente dimostrata
L'altro grande punto debole delle Zone a Basse Emissioni (LEZ) risiedeva nella loro effettiva efficacia, che è rimasta ampiamente oggetto di dibattito. Fin dalla loro introduzione, i sostenitori avevano promesso un significativo miglioramento della qualità dell'aria. Tuttavia, sul campo, molti funzionari eletti e automobilisti hanno denunciato il sistema come macchinoso, restrittivo e con risultati difficili da misurare chiaramente per il pubblico.
Perché l'inquinamento urbano non dipende solo dall'età dei veicoli. Dipende anche dalla densità del traffico, dalla pianificazione urbana, dalle condizioni delle strade, dalla disponibilità dei trasporti pubblici e dall'attività industriale. Per molti, incolpare i normali automobilisti significava semplicemente addossare loro la colpa senza affrontare il problema in tutta la sua complessità.
Con l'intensificarsi delle proteste, le Zone a Basso Impatto Ambientale (LEZ) sono apparse sempre più come una dimostrazione politica socialmente costosa, piuttosto che come una risposta ambientale equilibrata e indiscutibile.
Un voto che suona come un rifiuto
Con l'approvazione dell'abolizione delle Zone a Basse Emissioni (ZLE), l'Assemblea Nazionale ha inviato un messaggio chiaro: questo sistema non era più politicamente sostenibile. Troppo ingiusto, troppo impopolare, troppo distante dalla realtà di milioni di francesi dipendenti dai propri veicoli, era diventato uno degli elementi più controversi delle politiche ambientali degli ultimi anni.
Questo voto suona come una critica a una visione tecnocratica dell'ecologia, imposta dall'alto, senza una risposta credibile alla questione centrale: come chiedere alle famiglie, già sotto pressione, di acquistare un veicolo più ecologico che semplicemente non possono permettersi?
Il Senato si trova ad affrontare le proprie responsabilità
Il Senato dovrebbe votare mercoledì pomeriggio. Se adotterà il testo nelle stesse condizioni dell'Assemblea Nazionale, il disegno di legge sarà definitivamente approvato e l'eliminazione delle zone a basse emissioni sarà completata.
Questa seduta parlamentare sarà quindi decisiva. Determinerà se anche la camera alta sceglierà di voltare pagina su un sistema che è diventato sinonimo di esclusione sociale e ingiustizia territoriale.
La fine di un simbolo di divisione
Nel corso degli anni, le Zone a Basso Impatto Ambientale (LEZ) hanno cristallizzato una rabbia ben più ampia della semplice questione delle automobili. Hanno rivelato il divario tra i centri urbani ben collegati e le periferie dipendenti dall'auto, tra le famiglie capaci di adattarsi rapidamente e quelle che soffrono a ogni nuova limitazione.
La loro rimozione da sola non risolverà il problema dell'inquinamento atmosferico. Ma segna la fine di un metodo controverso: far pagare alle classi medie e lavoratrici il prezzo di una transizione ecologica mal concepita.
Con l'abolizione della ZFE, i deputati hanno posto fine a una misura percepita da molti come ingiusta, discriminatoria e la cui efficacia, nonostante anni di discussioni, restava ancora da dimostrare.