L'Assemblea Nazionale ha respinto in prima lettura il disegno di legge volto a ridurre la durata dell'indennità di disoccupazione in caso di risoluzione consensuale del contratto di lavoro, infliggendo una battuta d'arresto politica al governo. Il testo, che recepiva un accordo raggiunto tra diverse organizzazioni datoriali e sindacali, è stato bocciato dopo l'approvazione, con 77 voti favorevoli e 32 contrari, di emendamenti che eliminavano la disposizione in questione. Tale risultato è stato in gran parte dovuto alla forte mobilitazione dei membri de La France Insoumise, a cui si sono uniti i Verdi e i Comunisti, mentre i Socialisti si sono astenuti.
Il governo, che sperava di approvare questo provvedimento per ottenere significativi risparmi sull'assicurazione contro la disoccupazione, ha reagito prontamente annunciando una seconda lettura del disegno di legge. L'esecutivo adduce un "problema di mobilitazione" nell'Assemblea nazionale, sostenendo che l'assenza di alcuni suoi sostenitori ha permesso all'opposizione di influenzare il voto.
Un dispositivo al centro di uno scontro politico e sociale
Il fulcro del piano era la riduzione della durata massima dell'indennità di disoccupazione, che sarebbe passata da 18 a 15 mesi per chi aveva meno di 55 anni e a 20,5 mesi per chi ne aveva più di 55. Secondo il governo, questa riforma avrebbe consentito un risparmio a lungo termine fino a un miliardo di euro, mentre le risoluzioni contrattuali concordate rappresentano già una spesa annua di 9,4 miliardi di euro per l'assicurazione contro la disoccupazione, ovvero più di un quarto del totale.
Il testo ha però suscitato una forte opposizione. I critici denunciano la riforma come penalizzante per i dipendenti, sottolineando che le risoluzioni contrattuali negoziate non sono sempre scelte liberamente e possono mascherare licenziamenti di fatto. Al contrario, i sostenitori della proposta evidenziano un "effetto inatteso" e ritengono che questo meccanismo venga talvolta utilizzato come alternativa alle dimissioni, soprattutto da dipendenti altamente qualificati con migliori prospettive di reinserimento lavorativo.
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