Il relatore del bilancio dell'Assemblea nazionale, Philippe Juvin, ha dichiarato di "non essere ostile" a una riduzione del contributo sociale generale (CSG), ritenendo che ora sia necessario "dare un po' di respiro agli stipendi netti". In un'intervista a La Tribune Dimanche, il deputato dei Républicains per l'Hauts-de-Seine, tuttavia, ha chiesto di "comprendere come compensare la perdita di entrate", sottolineando che "il nostro margine di manovra è più nelle spese che nelle entrate".
Philippe Juvin ritiene che la prevista riduzione della spesa pubblica (circa 6 miliardi di euro) sia "insufficiente". Propone di andare oltre, in particolare rivedendo l'assistenza sanitaria statale e riducendo il numero di dipendenti pubblici. "Dato il calo delle nascite, possiamo eliminare 50.000 posti nel sistema scolastico nazionale entro il 2032", suggerisce. Propone inoltre un rigoroso controllo del debito e ribadisce che "l'obiettivo di un deficit inferiore al 3% entro il 2029 deve essere assolutamente raggiunto".
Risparmi mirati e richiesta di austerità
Il deputato di LR si oppone a qualsiasi sospensione della riforma delle pensioni, che considera "strutturale" per la credibilità della Francia. "Abbandonare questa riforma sarebbe un grave errore", afferma. Allo stesso tempo, critica la decisione di abbandonare l'articolo 49.3, ritenendo che "abbandonare questo strumento costituzionale significhi privarci di una leva che ci ha permesso di approvare i bilanci negli ultimi anni".
Nel mezzo di una crisi di governo, Philippe Juvin si sta affermando come una voce pragmatica a destra. Sostiene l'idea di un "bilancio di compromesso", costruito attraverso il dialogo con i diversi gruppi politici. "Ho incontrato i leader uno a uno per trovare un consenso", spiega, sottolineando che "è meglio partecipare alla costruzione del bilancio che spianare la strada alla sinistra".
Per lui la priorità è chiara: "presentare un bilancio entro il 31 dicembre". Oltre quella data, avverte, "sarà tecnicamente impossibile". Un avvertimento che suona come un ultimatum al nuovo governo di Sébastien Lecornu.