Giovedì 12 giugno, i professionisti dell'archeologia preventiva hanno manifestato in diverse città francesi, tra cui Nîmes, per sensibilizzare l'opinione pubblica su un emendamento alla legge di semplificazione economica, attualmente in discussione all'Assemblea Nazionale. Secondo loro, questo testo potrebbe stravolgere un sistema di tutela del patrimonio che dura da quasi 25 anni.
Una minaccia diretta al funzionamento delle ricerche preventive
L'emendamento contestato prevede l'esenzione dall'obbligo di scavi preventivi per alcuni progetti infrastrutturali considerati di "importante interesse nazionale" – come autostrade, mega-bacini, data center o parchi solari. Questa disposizione preoccupa profondamente l'Istituto Nazionale per la Ricerca Archeologica Preventiva (INRAP), che coordina circa 450 progetti in tutto il paese ogni anno. "Si tratterebbe di un drammatico passo indietro", ha avvertito Dominique Garcia, presidente dell'INRAP, in un'intervista a Radio France. Teme che importanti scoperte possano essere distrutte senza essere mai state documentate, a causa della mancanza di diagnosi preventiva.
Il principio dell'archeologia preventiva si basa su una fase diagnostica obbligatoria, effettuata su richiesta del Ministero della Cultura, quando un progetto di sviluppo presenta un rischio di distruzione dei resti. I siti vengono scavati solo se necessario, per poi essere rapidamente restituiti ai promotori, salvo in caso di scoperte eccezionali. Questo sistema equilibrato, sostengono i professionisti, consente sia la conservazione del patrimonio sia la continuità dei progetti di sviluppo.
Una riforma indesiderata in un contesto già fragile
Per il personale dell'INRAP, questa modifica giunge in un momento di difficili pressioni di bilancio. Il settore sta già affrontando una riduzione delle risorse che ne compromette la capacità di intervenire efficacemente sul campo. "I servizi archeologici non possono sopportare ulteriori battute d'arresto", ha dichiarato a ICI Gard Lozère Vincent Mourre, archeologo di Nîmes. A ciò si aggiunge, a suo avviso, una scarsa consapevolezza del ruolo essenziale che questi scavi svolgono nel preservare la storia della regione.
Il movimento di protesta si scatena alla vigilia delle Giornate Europee dell'Archeologia, in programma dal 14 al 16 giugno, in concomitanza con la Conferenza ONU sugli Oceani che la Francia ospita a Nizza. Questa coincidenza sottolinea le crescenti tensioni tra obiettivi economici e conservazione del patrimonio, in un contesto in cui la pressione sul territorio si sta intensificando. Per gli archeologi, "salvare l'archeologia" non è solo uno slogan, ma un monito contro il rischio di una scomparsa silenziosa della memoria dei territori.