Nuova polemica a sinistra: il deputato di La France Insoumise, François Piquemal, ha pubblicato su X una foto in cui posava, tutto sorrisi, accanto al rapper Médine, prima del concerto di quest'ultimo a Tolosa. "Sono molto felice di dare il benvenuto a Médine a Tolosa (Nota dell'editore: Francois Piquemal è un rappresentante eletto a Tolosa) prima del suo concerto al Bikini. Un artista impegnato in tutte le cause di emancipazione nella nostra società", ha scritto il deputato ribelle, aggiungendo una citazione del cantante: "L'apertura mentale non è un cranio fratturato".
Eppure, dietro questa foto innocua si nasconde un passato pesante. Médine, spesso invitato da rappresentanti eletti di sinistra e applaudito dagli attivisti ribelli, ha una reputazione poco limpida. Lo scorso marzo ha perso la causa contro la ministra Aurore Bergé, che lo aveva definito un "rapper islamista" nel 2021. Il Tribunale penale di Parigi ha stabilito che questi commenti non erano diffamatori, rilevando che l'artista stesso si era distinto per testi ambigui, in particolare nella sua canzone "Don't Laïk", in cui cantava: "Crocifiggiamo i laicisti come sul Golgota".
Già nel 2023, il rapper di Le Havre aveva scatenato un'accesa polemica dopo un tweet ritenuto antisemita rivolto a Rachel Khan, saggista ebrea e nipote di un deportato, da lui definita "resKHANpée". Nonostante le critiche, Médine è stato accolto calorosamente alle conferenze estive LFI ed EELV, dove ha parlato a lungo del suo "impegno sociale e politico".
Una sinistra ancora compiacente con l'islamismo?
Posando con Médine, François Piquemal illustra la vicinanza tra una parte della sinistra radicale e figure del movimento islamo-sinistra. Una scelta deliberata ma rischiosa, nonostante Jean-Luc Mélenchon e i suoi luogotenenti siano regolarmente accusati di compiacimento nei confronti del settarismo religioso. Mentre Médine afferma di "combattere contro l'estrema destra e per cause sociali", le sue parole continuano a dividere anche all'interno del suo stesso campo.
L'immagine di un parlamentare che posa orgoglioso con un artista ripetutamente accusato di antisemitismo e islamismo radicale rischia, ancora una volta, di alimentare (giustamente) il processo per ambiguità intentato contro LFI.