Intervista denuncia l'attacco a Marie s'infiltrates a Marsiglia: quando il sostegno alla Palestina diventa pretesto per l'antisemitismo
Intervista denuncia l'attacco a Marie s'infiltrates a Marsiglia: quando il sostegno alla Palestina diventa pretesto per l'antisemitismo

La comica Marie s'infiltre, il cui vero nome è Marie Benoliel, è stata aggredita nel Porto Vecchio di Marsiglia da un gruppo che si autoproclama attivista filo-palestinese. Quella che doveva essere una semplice pausa su una terrazza si è trasformata in un momento di solitudine e paura per un'artista francese ed ebrea nel suo Paese. Interview denuncia con forza questa intollerabile commistione tra impegno politico e odio identitario.

In un toccante testo pubblicato su Instagram, la comica racconta di essersi seduta sulla terrazza di un caffè di Marsiglia, prima di essere riconosciuta, individuata e poi presa di mira. "Ordino un mauresque, pronta per l'emozione di un aperitivo... e sento qualcuno gridare a gran voce dietro di me: 'Viva la lotta del popolo palestinese!'", scrive. Uno slogan che Marie Benoliel descrive come "legittimo, libertario", ma che qui si trasforma in un grido di battaglia pieno di odio, ripetuto ripetutamente e con aggressività. "Non ho dubbi che me lo stiano gridando", continua. Cerca di aprire un dialogo, si avvicina, sorride. Di fronte, trova solo sguardi duri e risposte violente.

Il semplice fatto di essere identificata come ebrea è stato sufficiente a scatenare l'ostilità. "Ho paura che la gente mi riconosca come ebrea, che la mia sola presenza alimenti odio e violenza", confida in seguito. Lungi dall'essere un semplice aneddoto, questa scena risuona in un clima avvelenato, dove l'antisemitismo si esprime sempre più apertamente, nascosto dietro atteggiamenti apparentemente impegnati. Il messaggio di Marie, letto da centinaia di migliaia di abbonati, è agghiacciantemente serio: "Sono troppo pigra per essere ebrea. Sono troppo pigra per giustificarmi. Non sai cosa significa dirsi che le cose andranno meglio... quando poi andranno peggio".

Un'altra donna ebrea presa di mira: il precedente Julia Layani

La sua testimonianza ricorda tristemente quella di Julia Layani, attivista LGBT e podcaster ebrea, esclusa lo scorso novembre dalla giuria del festival "Chéries-Chéris". Anche in questo caso, sotto la copertura di una petizione raccolta da attivisti, la sua identità ebraica e il suo presunto "sionismo" sono stati usati per designarla come nemica politica. Anche lei ha raccontato di essere stata ostracizzata, manipolata e esclusa dalle esibizioni per aver voluto menzionare gli ostaggi israeliani in un discorso per la pace. Stesso meccanismo, stessa logica di esclusione: l'ebraicità diventa l'accusa e un sincero impegno per la pace viene spazzato via da un'ideologia settaria.

La Francia sta attraversando un momento di divisione, in cui alcuni attivisti confondono la giustizia con la vendetta, la libertà con l'intimidazione. Dietro la bandiera di cause nobili, come quella palestinese, a volte si insinua un vecchio razzismo, che pensavamo fosse scomparso o quantomeno marginalizzato. Questi eccessi devono essere denunciati senza ambiguità. Perché accettando costantemente queste ambiguità, l'intero patto repubblicano si sta sgretolando: quello in cui tutti, indipendentemente dalla loro origine, possono bere un caffè in terrazza senza dover giustificare la propria religione.

"Nessuno mi caccerà fuori da un bar in Francia". Le parole di Marie s'infiltre, pronunciate con dignità e rabbia, dovrebbero essere un grido di battaglia per tutti coloro che si rifiutano di vedere la Francia trasformarsi in uno scenario di apartheid identitario.

L'antisemitismo è un crimine, non un'opinione.

Condividi