Al Festival di Avignone, diverse personalità di spicco del mondo dello spettacolo hanno rivolto un solenne appello a Emmanuel Macron , chiedendo l'abbandono dei tagli di bilancio che colpiscono il settore culturale. La loro lettera aperta, letta domenica sera nella Corte d'onore del Palazzo dei Papi, mette in guardia sulle conseguenze di queste decisioni per compagnie, teatri e professionisti dello spettacolo.
Un appello in risposta a un'“emergenza” culturale
Firmato, tra gli altri, dai registi Julien Gosselin, Rébecca Chaillon, Baptiste Amann e dai coreografi Bouba Landrille Tchouda e Madeleine Fournier, il testo descrive una situazione che, secondo gli autori, è diventata insostenibile. "I ripetuti tagli al budget e quelli che ci sono stati annunciati ci costringono a gridare, tanto urgente è la situazione", affermano, prima di rivolgersi direttamente al capo dello Stato: "Non sia lei a distruggere tutto".
I firmatari ritengono che queste restrizioni finanziarie indeboliscano un modello culturale consolidato nel corso di diversi decenni. Sottolineano inoltre che il bilancio destinato alla cultura rappresenta, a loro avviso, solo lo 0,7% del bilancio statale, evidenziando al contempo che il servizio culturale pubblico costituisce "un bene comune" al pari di scuole e ospedali.
Le conseguenze sono già visibili sul territorio.
I professionisti denunciano gli effetti concreti e già evidenti: spettacoli cancellati, stagioni accorciate, team artistici e tecnici indeboliti e istituzioni costrette ad abbandonare parte della propria missione. "È questo il paesaggio di rovina che volete lasciare dietro di voi?", si chiedono nel loro articolo di opinione.
Questa dichiarazione fa seguito a un'altra lettera indirizzata al presidente da 28 organizzazioni del settore delle arti performative, tra cui diversi teatri d'opera e orchestre. Le organizzazioni protestavano contro la cancellazione dei finanziamenti previsti per la seconda metà del 2026. Il Ministero della Cultura ha indicato che una parte dei fondi verrà comunque erogata, mentre il restante 10% è ancora oggetto di discussione con il Ministero dell'Economia e delle Finanze.
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