I caffè francesi bussano alla porta dell'UNESCO per arginare l'emorragia
I caffè francesi bussano alla porta dell'UNESCO per arginare l'emorragia

In molte città e villaggi, la saracinesca di un bistrot chiuso è diventata un simbolo. Un simbolo triste. In un secolo, oltre il 90% dei caffè è scomparso e oggi in Francia se ne contano meno di 40.000, ben lontani dai circa 500.000 esercizi commerciali di inizio Novecento. Di fronte a questo declino, i professionisti del settore, in collaborazione con la PMU (l'organizzazione francese per le scommesse sulle corse dei cavalli), auspicano che le pratiche sociali e culturali dei caffè vengano riconosciute come patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO, con un'idea semplice: restituire peso, prestigio e forse un po' di linfa vitale economica a un modello che sta scomparendo.

Lo sportello, l'ultimo servizio pubblico rimasto in alcune piccole città.

Ciò che i promotori di questa iniziativa propongono non è semplicemente il consumo di un espresso al bancone. È un modo di stare insieme, un'attività locale che funge da punto d'incontro intergenerazionale, una vetrina vivente e, a volte, un piccolo centro di mutuo sostegno quando tutto il resto scompare. L'argomentazione riecheggia un precedente slogan che risuona in Francia: "Il pasto gastronomico dei francesi", inciso nel 2010, quasi a voler dire: se il tavolo ha la sua etichetta, perché non il bancone del bar? Il messaggio è intelligente, quasi ovvio, perché tutti capiscono cosa offre un caffè quando esiste e cosa manca quando chiude: connessione, informazione, presenza.

A Saint-Mars-la-Brière, nella regione della Sarthe, l'esempio ha il pregio di essere concreto. Il Café de la Place, aperto sette giorni su sette, si vanta della sua atmosfera amichevole e informale e persino di un lusso discreto, "un momento di tranquillità, senza cellulari", dicono gli habitué. La responsabile, Stéphanie Rameau, descrive un luogo dove dipendenti e dirigenti si incontrano, dove le persone chiacchierano senza giudicarsi a vicenda e dove si danno anche una mano, prendendo ordini per le consegne a domicilio con il panettiere da quando il minimarket ha chiuso. Concerti, proiezioni di film, clienti che si aiutano a vicenda a trovare un medico... il caffè diventa un punto di riferimento, a volte l'ultimo. Resta da vedere se il riconoscimento UNESCO, per quanto prestigioso, basterà a tenere aperta questa porta, che ovunque si sta chiudendo.

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