Martedì, una donna di 36 anni è stata trovata morta nella sua abitazione a Besançon. Il suo compagno di 50 anni, insieme alla figlia, ha chiamato i servizi di emergenza ed è stato arrestato nell'ambito delle indagini, secondo quanto riferito dalla procura. L'uomo è descritto come l'ultima persona ad aver visto la vittima in vita e continua a dichiararsi innocente.
I primi riscontri suggeriscono una "sindrome da asfissia", con due ipotesi al vaglio: "o tramite farmaci o l'intervento di terzi", ha dichiarato la procura di Besançon. L'indagine è stata aperta per "omicidio del coniuge", un'accusa che consente agli inquirenti di agire rapidamente, conducendo interrogatori, analizzando tabulati telefonici e contattando i vicini, tenendo conto anche dei risultati forensici che, in questo tipo di caso, possono risultare decisivi.
Si prevede che l'autopsia determinerà la causa dell'asfissia.
Un elemento desta già sospetti: l'uomo aveva precedenti penali per violenza domestica nei confronti della vittima. Non era soggetto ad alcun ordine restrittivo che gli impedisse di contattarla. La procura sottolinea tuttavia che, in questa fase, "pochissime prove" indicano "un femminicidio", rilevando l'assenza di segni di colluttazione nell'appartamento, la mancanza di segni di percosse o sangue, a parte un piccolo segno sul collo ritenuto insignificante.
L'autopsia, prevista per giovedì mattina, insieme alle analisi tossicologiche, dovrà ora stabilire l'esatta causa di asfissia e chiarire le circostanze del decesso. La coppia, di origini kosovare e albanesi, aveva diversi figli. Nel frattempo, il caso rimane subordinato a queste analisi peritali, che spesso portano la verità a un livello concreto, lontano da supposizioni e reazioni immediate, e il successivo procedimento giudiziario dipenderà da ciò che il corpo rivelerà.
Communauté
commenti
I commenti sono aperti, ma protetti dallo spam. I post iniziali e i commenti contenenti link vengono sottoposti a revisione manuale.
Sii il primo a commentare questo articolo.