Thierry Lacoste, amico d'infanzia ed ex avvocato del Principe Alberto II, è stato arrestato mercoledì 2 settembre a Monaco. L'avvocato si è presentato spontaneamente agli inquirenti in seguito a una denuncia presentata dall'imprenditore immobiliare Patrice Pastor. Questo episodio rappresenta l'ultimo capitolo della battaglia legale e mediatica che sta scuotendo il Principato sin dalla pubblicazione dei "Dossiers du Rocher" (I dossier di Rocher) nel 2021.
Le indagini si concentrano in particolare sul caso "Esplanade des Pêcheurs", un progetto immobiliare abbandonato che ha portato la Corte Suprema monegasca a condannare lo Stato al pagamento di 136 milioni di euro, interessi esclusi, alla società Caroli. Lo studio legale di Thierry Lacoste nega con fermezza le accuse mosse contro l'avvocato e accusa Patrice Pastor, insoddisfatto per non essere riuscito ad aggiudicarsi alcuni progetti immobiliari, di aver strumentalizzato il sistema giudiziario a proprio vantaggio.
Ex collaboratori del principe sono nel mirino del sistema giudiziario.
Questo arresto avviene in un clima particolarmente teso ai massimi livelli del principato. Nel 2021, il sito web anonimo "Dossiers du Rocher" accusò quattro figure all'epoca vicine ad Alberto II, tra cui Thierry Lacoste e Didier Linotte, di aver mantenuto un sistema di collusione. L'ex presidente della Corte Suprema è stato successivamente incriminato per "corruzione illecita di interessi nell'ambito di un'organizzazione criminale" e "corruzione passiva", accuse che restano da esaminare da parte dei tribunali.
Claude Palmero, ex amministratore dei beni della Corona, è stato a sua volta incriminato in diversi casi relativi alla divulgazione di informazioni riservate e a presunte violazioni della privacy. L'ufficio di Thierry Lacoste denuncia ora un "rovesciamento dei ruoli", sostenendo che ex protagonisti che affermavano di combattere la corruzione vengono ora perseguitati per metterli a tacere. Queste dichiarazioni, tuttavia, fanno parte della strategia difensiva dell'avvocato e il suo arresto non pregiudica né le potenziali accuse né la sua colpevolezza.
