Dall'acquisto alla rivendita, possedere una casa in Europa comporta l'applicazione di quattro diverse tipologie di tassazione. I dati di Global Property Guide, che copre oltre 80 paesi, rivelano notevoli differenze tra i vari stati.
Imposte di trasferimento, imposta annuale sugli immobili, imposta sui redditi da locazione, imposta sulle plusvalenze: la proprietà immobiliare genera una cascata di oneri fiscali in ogni fase della sua vita. Tuttavia, l'entità effettiva di questi tributi varia considerevolmente, da modesta a esorbitante, a seconda del Paese.
Per quanto riguarda i redditi da locazione, la Danimarca si distingue come il paese più esigente in termini di canoni di locazione: un proprietario non residente paga il 42,11% di un affitto mensile di 1.500 euro, rispetto al 36% dei Paesi Bassi e al 30% della Finlandia. Cipro, invece, parte dallo 0%, e il Lussemburgo dal 2,94%. Quando l'affitto sale a 12.000 euro al mese, il Belgio si posiziona al primo posto con il 47,27%, seguito dalla Danimarca con il 43,22% e da Germania e Grecia con il 41% ciascuna. L'Austria include questo reddito nella sua aliquota progressiva sull'imposta sul reddito, che può raggiungere il 55% sui redditi superiori a 1 milione di euro.
Quando si tratta di acquistare immobili, il Belgio si distingue ancora una volta. L'imposta di trasferimento può raggiungere il 12,5% del prezzo, pari a 62.500 euro per un immobile del valore di 500.000 euro a Bruxelles o in Vallonia, senza alcuna riduzione. Tuttavia, esistono agevolazioni per le prime case: esenzione sui primi 200.000 euro a Bruxelles e un'aliquota ridotta del 3% in Vallonia per gli acquirenti che soddisfano i requisiti. All'estremo opposto, Estonia e Repubblica Ceca non applicano alcuna imposta di trasferimento, mentre la Lituania la limita a circa lo 0,4%, ovvero 2.000 euro per lo stesso immobile.
L'imposta annuale sugli immobili è la più difficile da confrontare, poiché ogni paese definisce la propria base imponibile. In Spagna, l'aliquota massima può sembrare elevata sulla carta, ma si applica al valore catastale, che spesso è molto distante dal prezzo di mercato. Per un immobile del valore di circa 300.000 euro, la tassa comunale britannica ammonta a una cifra compresa tra 2.000 e 3.200 euro all'anno; l'imposta sugli immobili francese e l'IBI spagnola variano da 700 a 1.800 euro. La Grundsteuer tedesca, riformata nel 2025, rimane spesso inferiore a quella dei paesi limitrofi, con notevoli variazioni tra i comuni. Cipro e Malta non applicano alcuna imposta annuale sugli immobili.
Sulle plusvalenze, la Danimarca ha l'aliquota fiscale più alta: fino al 52,07% una volta che le plusvalenze sono incluse nel reddito complessivo, il che può assorbire 130.000 euro su una plusvalenza di 250.000 euro. La Germania esenta completamente le plusvalenze se l'immobile è stato posseduto per più di dieci anni; altrimenti, viene tassato all'aliquota marginale del venditore. Malta non tassa le plusvalenze in quanto tali, ma applica un'imposta del 12% sul prezzo di vendita, ridotta al 5% per i non professionisti che vendono l'immobile entro cinque anni.
Combinando le quattro tipologie di imposte, il Belgio si posiziona al primo posto, o comunque tra i primi, per l'acquisto, la detenzione e la locazione di immobili. Solo l'imposta sulle plusvalenze, che varia dal 16,5% al 33%, offre un relativo sollievo. Cipro e Malta occupano la posizione opposta: nessuna imposta annuale sugli immobili, nessuna o quasi nessuna imposta sugli affitti a Cipro e nessuna imposta sulle plusvalenze a Malta.
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