Sulla scia del discorso particolarmente bellicoso di Vladimir Putin alla televisione russa, i moscoviti vicini al Cremlino stanno dimostrando la loro determinazione e il loro incrollabile sostegno al presidente. Questo discorso, caratterizzato da esplicite minacce all'Occidente e da una dimostrazione della potenza militare russa, ha scatenato reazioni contrastanti nella capitale russa, dove i discorsi critici sono diventati rari.
Una risposta muscolosa all'Occidente
Giovedì sera, Vladimir Putin ha sollevato la possibilità di una guerra mondiale e non ha escluso possibili attacchi contro i paesi occidentali. Queste dichiarazioni seguono il lancio di un missile balistico a medio raggio – in grado di trasportare una testata nucleare – in risposta, secondo il presidente russo, agli attacchi ucraini effettuati con missili occidentali con una gittata di 300 km.
Per le strade di Mosca, i pochi cittadini che accettano di parlare con un media occidentale applaudono la fermezza del loro leader. Alexei Peshcherkin, un idraulico di 57 anni, ritiene che "Vladimir Putin stia facendo tutto molto bene" e si congratula con se stesso per la sua capacità di "difendere la sicurezza della Russia". "Nessuno potrà sconfiggerci", afferma, nonostante il vento gelido che soffia per le strade della capitale.
Per Alexander Timofeev, ferroviere 72enne, il discorso del presidente ha ispirato una "sensazione di sicurezza". "C'è qualcuno che ci protegge", spiega. Tuttavia, non nasconde i suoi timori per una possibile Terza Guerra Mondiale, che considera comunque "improbabile". "L'Occidente cerca di intimidirci, ma ha paura, e a volte la paura è sana", aggiunge.
Altri moscoviti condividono sentimenti più contrastanti, come Yulia Kim, una dottoressa di 52 anni, che afferma di temere un'"escalation" che potrebbe portare a una guerra nucleare. Nonostante i suoi timori, afferma che "la Russia deve lottare per la propria indipendenza fino alla fine".
Le sanzioni occidentali, unite all'elevata inflazione e al deprezzamento del rublo, stanno avendo un impatto pesante sull'economia russa. Per molti, tuttavia, queste difficoltà sono viste come il prezzo da pagare per preservare l'indipendenza nazionale. "L'inflazione è dura, ma cosa si può fare?", afferma Peshcherkin, che descrive queste difficoltà come "temporanee". Paragona la situazione attuale a quella della Seconda Guerra Mondiale, quando "la gente continuava a vivere nonostante la mancanza di cibo".
Disponibilità a negoziare, ma a quale prezzo?
Nonostante il loro sostegno al presidente, alcuni moscoviti esprimono il desiderio di dialogo. "Non va bene quando c'è una guerra e la gente muore. Dobbiamo sederci al tavolo delle trattative e parlare", conclude Alexei Peshcherkin.
Mentre le tensioni tra Mosca e l'Occidente raggiungono livelli critici, i moscoviti stanno dimostrando una resilienza alimentata da un mix di patriottismo, paura e speranza in un esito favorevole. Il futuro, tuttavia, rimane incerto.