Un vigile del fuoco volontario di 18 anni è stato incriminato in seguito all'incendio che ha distrutto oltre 2.000 ettari della foresta di Fontainebleau. Lo psichiatra Laurent Layet, esperto della Corte di Cassazione, sottolinea che gli incendiari rappresentano solo una minima parte di coloro che commettono incendi dolosi.
Inizialmente aveva ammesso di aver "dato fuoco a dei ramoscelli con un accendino e della benzina", salvo poi ritrattare la confessione. Questo pompiere volontario di 18 anni, formalmente incriminato e arrestato il 15 luglio, è sospettato di aver appiccato l'incendio che ha devastato la foresta di Fontainebleau, riserva della biosfera UNESCO situata a 60 chilometri a sud-est di Parigi. Il caso solleva un interrogativo ricorrente: chi è un piromane e come si distingue da un normale pompiere?
Per Laurent Layet, psichiatra e perito della Corte di Cassazione, la confusione è frequente, ma la realtà statistica è chiara. "I piromani rappresentano solo una piccola sottocategoria" di incendiari, "circa il 3-5%", precisa. In altre parole, il 95% delle persone che appiccano incendi intenzionalmente agisce per motivi religiosi, politici, di vendetta o finanziari. Il piromane, invece, non è mosso da nessuna di queste motivazioni: la sua unica spinta è la fascinazione per le fiamme.
Questo profilo presenta tratti ricorrenti. Si tratta il più delle volte di giovani uomini, caratterizzati da un'impulsività tipica del disturbo del controllo degli impulsi, un'impulsività che tende a diminuire con l'età. Questi individui sono spesso socialmente ed emotivamente isolati, senza necessariamente essere emarginati dalla società. La loro cerchia sociale non fornisce loro risorse sufficienti per affrontare le difficoltà della vita quotidiana.
Il caso del pompiere piromane è intrigante, ma Layet lo spiega con una logica di attrazione: "Se sei un piromane, tenderai a interessarti a professioni che hanno a che fare con il fuoco e che sono più o meno vicine ad esso". Alcuni arrivano persino a partecipare alle operazioni di salvataggio dopo aver appiccato l'incendio, trovandovi una forma di riconoscimento.
La questione della responsabilità penale è centrale. Lo psichiatra insiste: avere un disturbo mentale non significa automaticamente avere un giudizio compromesso o assente. "Un piromane, nel momento in cui appicca un incendio, è ancora consapevole di star violando un divieto", sottolinea. Tra i casi da lui esaminati, "la stragrande maggioranza non presentava né un giudizio compromesso né assente", e la loro piena responsabilità penale era stata accertata. Il rimorso espresso dopo un arresto, aggiunge, è spesso "utilitaristico" piuttosto che segno di autentico pentimento.
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