La protesta dei medici privati contro il bilancio della previdenza sociale per il 2026 ha trovato un sostegno inaspettato ai massimi livelli del sistema sanitario. Durante un'audizione del 14 gennaio davanti alla Commissione Affari Sociali del Senato, Direttore generale dell'assicurazione sanitaria Il Direttore dell'Assicurazione Sanitaria ha pubblicamente preso le distanze da due disposizioni legislative che hanno suscitato indignazione tra gli operatori sanitari. In discussione sono articoli che consentono allo Stato di stabilire unilateralmente le tariffe mediche in caso di fallimento dei contratti collettivi, un meccanismo ritenuto controproducente persino da coloro che teoricamente sono responsabili della sua attuazione. I medici di base sono impegnati in uno sciopero di dieci giorni, dal 5 al 15 gennaio, per denunciare quello che percepiscono come un indebolimento del processo di contrattazione collettiva. Gli articoli 77 e 78 della Legge sul finanziamento della previdenza sociale del 2026, introdotta tramite emendamento all'Assemblea Nazionale, conferiscono di fatto alle autorità sanitarie il potere di rivedere determinati tariffari senza il previo accordo dei sindacati. Questo segnale è percepito come una minaccia diretta dalla professione. Davanti ai senatori, il Direttore dell'Assicurazione Sanitaria ha sottolineato una netta rottura con questo approccio. Ha spiegato di non aver mai preso in considerazione, né desiderato, un meccanismo che consenta la riduzione unilaterale delle tariffe mediche, ritenendo che tale approccio fosse contrario alla politica perseguita dall'istituzione che dirige. Ha sostenuto la rapida abrogazione di questi articoli, che a suo dire erano stati adottati contro il parere dello stesso governo, al fine di ripristinare un clima di fiducia con i professionisti.
Un dialogo convenzionale rivendicato come linea rossa
Questa posizione rafforza quella già espressa dal Ministro della Saluteche, a fine dicembre, ha ribadito la sua opposizione a queste disposizioni e il suo impegno a non applicarle durante il suo mandato. Il contesto politico, tuttavia, aggiunge ulteriore incertezza, poiché diversi ministri hanno ricoperto la carica presso il Ministero della Salute di Avenue Duquesne negli ultimi anni e il futuro ministeriale rimane subordinato alle prossime elezioni. Al di là del dibattito giuridico, il Direttore dell'Assicurazione Sanitaria ha sottolineato il suo impegno nei confronti del quadro contrattuale, presentato come fondamento storico dei rapporti tra l'istituzione e i medici privati. Ha ricordato l'accordo firmato nel giugno 2024 con cinque dei sei sindacati rappresentativi, un documento chiave che prevede un impegno finanziario complessivo di 1,6 miliardi di euro per l'aumento delle tariffe mediche. Tale accordo ha formalizzato in particolare l'aumento del compenso per la visita del medico di medicina generale a 30 euro per i medici del settore 1, nonché aumenti analoghi per diverse specialità cliniche, come pediatria e psichiatria. Include inoltre l'impegno ad aumentare i tassi di rimborso per le procedure tecniche, sostenuto da uno stanziamento specifico di 240 milioni di euro, la cui distribuzione deve ancora essere finalizzata. Per la dirigenza del Fondo Nazionale di Assicurazione Sanitaria, questi elementi dimostrano una volontà di compromesso e di investimenti sostenibili, che difficilmente si concilia con l'idea di un'acquisizione autoritaria delle tariffe. Il funzionario ha espresso il suo auspicio per una rapida ripresa delle discussioni con i rappresentanti dei medici, ritenendo che il dialogo rimanga l'unica via percorribile per migliorare il sistema.
Una mobilitazione reale ma contenuta
Durante l'udienza sono stati discussi anche i primi effetti dello sciopero. Secondo i dati delle istanze mediche presentate, l'attività dei medici di base sarebbe diminuita del 10-15% nel periodo in questione, mentre quella degli specialisti di circa il 5%. Si tratta di cifre significative, ma nulla in confronto alla mobilitazione dell'ottobre 2023, che ha comportato un calo dell'attività di quasi il 30%. Questa differenza dimostra sia una continua capacità di mobilitazione sia la volontà, da parte dei medici, di mantenere un livello minimo di continuità assistenziale. Per il Fondo Nazionale di Assicurazione Malattia, questi indicatori confermano l'urgente necessità di una rapida risoluzione per evitare che il conflitto si aggravi. Chiedendo esplicitamente l'abrogazione degli articoli 77 e 78, il Direttore Generale invia un chiaro messaggio politico. L'obiettivo è colmare una lacuna legislativa che alimenta la sfiducia e riorientare il dibattito sui negoziati in corso. Spetta ora al legislatore decidere tra il mantenimento di uno strumento coercitivo controverso e il pieno ripristino del dialogo con una professione già messa a dura prova da anni di tensioni.