Poche settimane prima di lasciare la Banca di Francia, François Villeroy de Galhau ha fornito al Presidente della Repubblica una valutazione franca e diretta: l'economia francese è "intermedia". Né pessima, né eccezionale. Nella sua lettera annuale, volutamente misurata, il governatore auspica una prospettiva a lungo termine, piuttosto che lasciarsi prendere dall'ansia per "emergenze" e "controversie". Il clima attuale, tuttavia, non favorisce l'ottimismo: l'"eccezionalmente elevata incertezza", legata al conflitto in Medio Oriente, pesa notevolmente sulle prospettive e alimenta quella familiare inquietudine tipica di periodi in cui tutto può cambiare in un istante.
Un lavoro stabile, un debito che ti resta addosso
Segno dei tempi, Villeroy de Galhau ritiene che la Francia debba "evitare una recessione", ma sottolinea ciò che nessuno può realmente controllare: la durata e l'entità dello shock. La Banca di Francia ha già presentato tre scenari a marzo, e il governatore ritiene "saggio" prepararsi a tutti, compreso quello più sfavorevole: una crescita ridotta allo 0,3% quest'anno. Non è molto, appena sufficiente. Abbastanza per andare avanti, ma non abbastanza per sentirsi rassicurati, soprattutto quando le famiglie scrutano i prezzi e le imprese pianificano meticolosamente i propri investimenti.
Su un arco di quindici anni, la valutazione è comparativa: crescita media annua dell'1,1% in Francia, di poco inferiore alla media dell'Eurozona (1,2%) e ben al di sotto degli Stati Uniti (2,3%). In questo quadro, l'occupazione mostra un andamento positivo, una "netta ripresa" secondo il rapporto, con una diminuzione della disoccupazione e un aumento del tasso di occupazione, anche tra i lavoratori più anziani. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla "cattiva" situazione delle finanze pubbliche, che continua a gravare sul governo in un momento in cui il margine di manovra si sta riducendo. Rimangono alcuni aspetti positivi: un'inflazione tra le più basse dell'Eurozona e una situazione finanziaria descritta come solida per famiglie e imprese. Nel frattempo, Villeroy de Galhau si prepara a entrare a far parte della fondazione Apprentis d'Auteuil all'inizio di giugno, lasciando ai suoi successori un'economia ancora in piedi, ma su basi sempre più precarie.
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