Alla vigilia dell'apertura del 78° Festival di Cannes, il suo direttore, Thierry Frémaux, ha reagito con cautela al recente annuncio del presidente americano. Donald Trump in merito alla potenziale imposizione di una tariffa del 100% sui film prodotti al di fuori degli Stati Uniti. Interrogato dai giornalisti lunedì, Frémaux ha affermato che è difficile prendere posizione senza conoscere i termini esatti di tale misura.
"È piuttosto difficile rispondere a questa domanda, che si basa sull'annuncio del presidente americano, al quale siamo abituati da tre mesi a dire una cosa e poi a contraddirsi, ecc. Quindi non so cosa dire", ha affermato Frémaux, sottolineando l'instabilità delle posizioni dell'amministrazione Trump dall'inizio del suo secondo mandato.
L'annuncio di questa tariffa ha suscitato preoccupazione nell'industria cinematografica globale, compresi i dirigenti degli studi cinematografici di Hollywood. Questi ultimi si interrogano sulla fattibilità e sulle conseguenze economiche di tale misura, sebbene non sia stato comunicato alcun quadro normativo specifico. Trump vede questa iniziativa come volta a contrastare quella che considera una concorrenza sleale alimentata da aiuti governativi e incentivi fiscali da parte di governi stranieri per i registi.
Frémaux ha riconosciuto che la questione del potenziale svantaggio dell'industria cinematografica americana rispetto alle politiche di incentivazione di altri Paesi potrebbe meritare di essere discussa. "L'idea che il cinema americano sia penalizzato dai Paesi stranieri, credo sia un argomento che merita di essere discusso", ha affermato, senza commentare la legittimità o l'efficacia di una tariffa per affrontarla.
Il Festival di Cannes si aprirà martedì sera con Lascia un giorno, una commedia diretta dalla regista francese Amélie Bonnin. Sarà la prima volta nella storia del festival che un film d'apertura sarà diretto da un regista esordiente, una scelta salutata da Frémaux come un forte gesto a favore dei registi emergenti. In questo contesto, le tensioni commerciali tra Washington e l'industria cinematografica globale potrebbero gettare un'ombra sui festeggiamenti, mentre la settima arte cerca di riprendersi dagli effetti della pandemia e dell'instabilità geopolitica.