Dopo oltre venti mesi di detenzione preventiva, lunedì sera sono stati rilasciati dal carcere diversi funzionari tunisini della ONG francese Terre d'Asile. Tra loro c'era Sherifa Riahi, ex direttrice dell'organizzazione nel paese, è sotto processo insieme ai suoi colleghi per presunta facilitazione dell'ingresso e del soggiorno di migranti irregolari.
Il tribunale ha emesso condanne a pene detentive sospese, ponendo fine all'immediata incarcerazione. Questa decisione giunge al termine di un caso attentamente seguito che ha coinvolto 23 persone, tra cui funzionari comunali accusati di aver fornito supporto materiale all'associazione concedendole in prestito i locali.
Un caso emblematico del clima politico
Gli avvocati degli imputati sostengono che l'accusa si sia basata su un'errata interpretazione delle loro azioni, condotte nell'ambito di programmi umanitari approvati dallo Stato tunisino. Secondo i comitati di sostegno, le accuse relative a finanziamenti illeciti o attività clandestine sono state archiviate nel corso delle indagini.
Questo caso si inserisce in un contesto di retorica e politiche sempre più dure in Tunisia nei confronti dei migranti e delle organizzazioni che li assistono. La Tunisia rimane uno dei principali punti di transito verso l'Europa per i migranti provenienti dall'Africa subsahariana, una questione che negli ultimi anni è diventata estremamente delicata dal punto di vista politico e di sicurezza.