Con "Io e gli altri: prospettive degli artisti sulla nostra vita online", la Fondazione del Gruppo EDF affronta un tema che ormai permea anche gli aspetti più ordinari della nostra esistenza: come amiamo, ci presentiamo, discutiamo, ci confrontiamo e ci connettiamo con gli altri attraverso gli schermi. In mostra a Parigi fino al 27 settembre 2026, questa collettiva evita sia un'ingenua fascinazione per la tecnologia digitale sia una frettolosa condanna dei social media. Sceglie invece una strada più proficua: promuovere un dialogo tra l'arte contemporanea e la riflessione accademica sul reale impatto della vita connessa sulle nostre relazioni.
Un viaggio attraverso le metamorfosi della socialità
La Fondazione del Gruppo EDF prosegue la sua serie di mostre dedicate alle principali tematiche sociali. Secondo l'istituzione, questa nuova esposizione si propone di mostrare come internet e i social media abbiano trasformato il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con il mondo. La mostra riunisce una ventina di artisti francesi e internazionali, tra cui Sophie Calle, Philippe Parreno, Neïl Beloufa, Laurent Grasso e Françoise Pétrovitch.
Il fascino della mostra risiede anche nel suo duplice approccio curatoriale. La componente artistica è affidata ad Aurélie Clemente-Ruiz, direttrice del Musée de l'Homme, mentre la prospettiva scientifica è fornita da Camille Roth, ricercatrice in informatica presso il CNRS e docente-ricercatrice in sociologia presso l'EHESS. Questa duplice prospettiva conferisce profondità all'esposizione: le opere non si limitano a illustrare le ansie contemporanee legate alla tecnologia digitale, ma sollevano anche interrogativi più complessi su identità, algoritmi, autorappresentazione, comunità online e libertà d'azione all'interno di questi spazi.
Né tecnofobia né ingenuità
Uno dei punti di forza della mostra è proprio il rifiuto delle dicotomie semplicistiche tra mondo reale e virtuale. In un'intervista a 20 Minutes, Camille Roth riassume sinteticamente questo concetto: "Anche la vita online è vita reale". Questo è il punto cruciale. Ciò che si svolge su queste piattaforme non è un palcoscenico secondario o artificiale; è una parte autentica della nostra vita sociale, emotiva e politica.
Nella stessa intervista, il ricercatore invita anche alla cautela riguardo a certe narrazioni allarmistiche. Si riferisce a "una sorta di panico morale che circonda il reale impatto dei giganti della tecnologia sulle nostre vite", ricordandoci al contempo che gli utenti non sono impotenti di fronte a questi strumenti. Questa sfumatura permea la mostra, che non nega la logica commerciale delle piattaforme né gli effetti frammentari che esse possono esacerbare, ma ci ricorda anche che le pratiche digitali sono più complesse di quanto suggeriscano le solite caricature. Con queste trenta opere circa, "Me and the Others" offre quindi meno una condanna e più uno specchio – a volte ironico, a volte inquietante, spesso straordinariamente accurato – delle nostre vite connesse.
Communauté
commenti
I commenti sono aperti, ma protetti dallo spam. I post iniziali e i commenti contenenti link vengono sottoposti a revisione manuale.
Sii il primo a commentare questo articolo.