Il 9 maggio 1769, dopo due giorni di aspri combattimenti sulle rive del fiume Golo, l'esercito francese schiacciò i separatisti corsi al Ponte Novo, un'antica fortezza genovese sulla strada da Corte a Bastia. La sconfitta fu totale: diverse centinaia di corsi perirono in battaglia, di cui 250 sul ponte stesso, e oltre 6.000 rimasero feriti. Questo segnò la fine di quella che la storia avrebbe ricordato come la "Guerra dei Quarant'anni", la lunga insurrezione del popolo corso contro la Repubblica di Genova e poi contro il re di Francia. Il capo dell'insurrezione, Pasquale Paoli, raggiunse la costa con 300 fedeli seguaci e salpò per Livorno. Tra coloro che lo accompagnarono a riva c'era il suo aiutante di campo, un avvocato di Ajaccio di nome Carlo Buonaparte, la cui giovane moglie Laetitia, incinta di sette mesi, avrebbe dato alla luce poche settimane dopo un certo Napoleone.
Un'isola venduta, una resistenza schiacciata
Per comprendere la battaglia di Ponte-Novo, bisogna tornare al 15 maggio 1768. Stanca di finanziare un'infinita repressione contro la ribellione corsa, la Repubblica di Genova cedette "provvisoriamente" i suoi diritti sull'isola alla Francia con il Trattato di Versailles. Il Duca di Choiseul, a capo del governo di Luigi XV, decise di porvi fine rapidamente. Un primo esercito di 20.000 uomini sbarcò sotto il comando del tenente generale Chauvelin, ma subì una grave sconfitta a Borgu nell'ottobre del 1768. Sei mesi dopo, il Conte di Vaux riprese l'offensiva con 24.000 soldati. L'8 maggio 1769, Paoli tentò di riconquistare la città di Lento schierando le sue truppe su tre fronti simultanei. I nazionalisti corsi avanzarono inizialmente, ma incontrarono i rinforzi francesi che li respinsero fino alla riva destra del fiume Golo, dove 1.200 soldati li attendevano in una posizione dominante. Messe alle strette, non ebbero altra scelta che tentare di attraversare il ponte genovese di Ponte-Novo, ritrovandosi però intrappolate tra il fuoco francese su una sponda e quello dei mercenari prussiani che difendevano il ponte. Un basso muro eretto a protezione della struttura bloccò la loro avanzata. Molti si gettarono in acqua e annegarono nel fiume Golo in piena. Voltaire avrebbe poi scritto di questi combattenti: "Hanno eretto un baluardo con i loro morti per guadagnare tempo e caricare alle loro spalle prima di effettuare la necessaria ritirata. Il valore si può trovare ovunque, ma tali azioni si vedono solo tra i popoli liberi".
Un'isola sottomessa e la nascita di un destino
Con la pacificazione della Corsica, i francesi istituirono un Consiglio Superiore e affidarono il governo dell'isola al conte Louis de Marbeuf. I nobili furono invitati a registrare i propri titoli: solo 86 famiglie accettarono, tra cui i Buonaparte, coloni genovesi stabilitisi ad Ajaccio da diverse generazioni. Questo riconoscimento della nobiltà, unito alla relazione che la bella Laetitia Buonaparte intratteneva con il governatore de Marbeuf, permise al giovane Napoleone di ottenere una borsa di studio per frequentare una scuola militare riservata all'aristocrazia: il primo passo di un percorso eccezionale. La sconfitta di Ponte-Novo racchiuse dunque un'ironia della storia: sottomettendo la Corsica, la Francia si assicurò involontariamente l'uomo che, trent'anni dopo, avrebbe dominato l'intera isola.
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