"Lo straniero": quando l'amore sboccia in mezzo all'esilio
"Lo straniero": quando l'amore sboccia in mezzo all'esilio

Lasciare il proprio paese, sopravvivere altrove, ricostruire la propria vita: sulla carta, "Lo straniero" potrebbe raccontare la storia di un altro viaggio migratorio. Ma il nuovo lungometraggio di Gaya Jiji sceglie un percorso più intimo. Attraverso la storia di Selma, una rifugiata siriana in Francia, la regista franco-siriana è meno interessata allo sradicamento in sé che al suo impatto sulle relazioni umane. Il film, interpretato da Zar Amir e uscito nelle sale il 24 giugno, esplora cosa accade ai sentimenti quando la vita costringe ad andare avanti senza sapere cosa ci si lascia alle spalle.

Tra la sopravvivenza quotidiana e la possibilità di un nuovo inizio

Quando Selma arriva a Bordeaux dopo un viaggio estenuante attraverso l'Europa, porta già con sé diverse assenze: quella del figlio Rami, rimasto in Siria, e quella del marito, arrestato e poi scomparso nelle prigioni del regime siriano. Ospitata da parenti, lavora senza una vera stabilità mentre cerca un modo per regolarizzare la sua situazione e organizzare l'arrivo del figlio.

È in questo contesto che incontra Jérôme, un avvocato affermato la cui presenza assumerà gradualmente un ruolo inaspettato nella sua vita. Gaya Jiji costruisce la loro relazione con sobrietà, senza effetti drammatici o grandi dichiarazioni. Pochi scambi, silenzi, una fiducia crescente: il film permette l'emergere di un rapporto che non cancella il passato, ma anzi lo rende ancora più complesso.

Più un dramma sentimentale che una storia sull'esilio

L'originalità de "Lo straniero" risiede proprio in questo cambio di prospettiva. Il film non riduce mai Selma al suo status di immigrata o alla sua storia di rifugiata. Al contrario, mostra una donna alle prese con diverse forme di attaccamento che coesistono e talvolta si contraddicono a vicenda: l'amore per il figlio, la lealtà verso il marito defunto e l'emergere di un nuovo sentimento.

Secondo France Télévisions, la storia assume un'ulteriore dimensione con l'inaspettato ritorno del marito di Selma, sconvolgendo l'equilibrio apparentemente consolidato. Questo cambiamento conferisce al film una tensione emotiva unica, in cui nessuno viene ritratto come colpevole o eroico.

Caratterizzato da una messa in scena sobria e da una fotografia volutamente misurata, The Stranger si discosta dalle classiche narrazioni sulla migrazione per raccontare qualcosa di più universale: la difficoltà di continuare a vivere, amare e scegliere quando nulla ha davvero avuto il tempo di finire.

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