Presentato in concorso al Festival di Cannes del 2026, La nostra salvezza Il film di Emmanuel Marre si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura. In uscita il 30 settembre 2026, il film ripercorre gli albori del regime di Vichy da una prospettiva unica: quella di un funzionario pubblico convinto di contribuire alla ricostruzione del Paese, senza però comprenderne immediatamente le implicazioni. Interpretato, tra gli altri, da Swann Arlaud, il film esplora come un semplice impiegato statale sia diventato un ingranaggio nella macchina della collaborazione.
Un semplice impiegato statale nel cuore della macchina di Vichy
La storia segue le vicende di Henri Marre, un ingegnere di scarso successo che arriva a Vichy dopo la sconfitta del 1940. Mosso da un misto di ambizione personale e patriottismo tecnico, crede di poter contribuire a "razionalizzare" l'azione pubblica nel nuovo Stato francese. Entra a far parte di un dipartimento amministrativo responsabile della gestione del personale, che gradualmente si ritrova coinvolto in meccanismi di controllo e selezione della popolazione.
Il film descrive l'ascesa di questa macchina burocratica attraverso azioni quotidiane: compilare moduli, seguire istruzioni, organizzare viaggi. Senza ricorrere a effetti drammatici, Emmanuel Marre si concentra sulla rappresentazione di una logica amministrativa che si instaura gradualmente, dove ogni decisione inizialmente appare neutrale prima di diventare parte di un sistema più ampio di persecuzione ed esclusione.
Una messa in scena contemporanea per rappresentare la banalità del male
Il regista adotta un approccio quasi documentaristico, privilegiando un senso di simultaneità degli eventi. La telecamera segue da vicino i personaggi, in scene spesso prolungate in cui il tempo dell'azione si fonde con il tempo della decisione. Questa estetica mira a trasmettere l'incertezza dei protagonisti, che procedono senza conoscere l'esito della storia che, tuttavia, stanno contribuendo a scrivere.
Questa scelta formale rafforza uno dei temi centrali del film: mostrare come individui comuni, convinti di agire entro i limiti della propria missione, possano contribuire all'instaurazione di un sistema criminale senza che si verifichino sconvolgimenti drammatici. Premiando la sceneggiatura, la giuria di Cannes ha elogiato un copione che rifiuta il manicheismo e mette in luce la lenta discesa di un'amministrazione messa di fronte alle proprie giustificazioni.
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