Ras Sankara Agboka, il corpo come grido politico
Ras Sankara Agboka, il corpo come grido politico

Ras Sankara Agboka, artista togolese difficilmente classificabile, si è affermato come una delle figure di spicco della performance art in Africa occidentale. Dietro questo nome d'arte si cela Agboka Kossi Aféli, nato nel 1989, la cui carriera da autodidatta si è sviluppata al di fuori dei tradizionali circuiti accademici, con un approccio profondamente personale e impegnato.

È per strada, a partire dal 2015, che il suo linguaggio artistico ha preso forma. In luoghi dove il pubblico non viene scelto ma incontrato, trasforma il proprio corpo in uno strumento di espressione, un mezzo vivente capace di denunciare divisioni sociali, politiche e storiche. Per lui, l'arte non è decorativa: è confronto, interrogazione, a volte shock.

Un'arte che turba e risveglia

Il suo lavoro si fonda su una profonda convinzione: "uccidere la paura e far risorgere il coraggio con l'ottimismo". Questa filosofia permea ogni sua performance, in cui il corpo diventa uno spazio di memoria, dolore e resistenza. Attraverso installazioni, fotografie e performance artistiche, mette in scena le cicatrici invisibili lasciate dalla storia e dalle crisi contemporanee.

Ras Sankara non si limita a creare; unisce. Come fondatore dell'associazione Cascad Togo, si impegna a strutturare un ecosistema artistico locale, portando avanti al contempo iniziative sociali. In questo contesto, ha lanciato il festival internazionale Emome'Art, diventato un evento chiave per artisti performativi provenienti dall'Africa e da tutto il mondo.

La sua influenza si diffuse rapidamente oltre i confini del Togo. Dal Benin al Ghana, dalla Costa d'Avorio all'Europa, intraprese numerose residenze artistiche, mostre e performance. Parigi, Bruxelles, Strasburgo e Guadalupa divennero palcoscenici da cui esportò una voce artistica profondamente radicata nella realtà africana, ma al contempo universale nella sua portata.

La memoria come materia prima

La memoria gioca un ruolo centrale nel suo approccio artistico. Il sangue, simbolo ricorrente nelle sue opere, incarna, a suo dire, "la memoria residua della storia". Le sue performance esplorano le conseguenze della tratta degli schiavi, della violenza sociale e delle identità contemporanee, invitando il pubblico a una riflessione collettiva.

Le sue creazioni, come Memoria del sangue, Riciclami ou La voce del prigionieroQueste opere testimoniano il desiderio di creare un dialogo tra passato e presente. Ogni pezzo è concepito come uno specchio posto di fronte alla società, uno spazio in cui il dolore ereditato e le speranze per il futuro si confrontano.

Ma Ras Sankara è anche un mentore. Facilitatore socio-culturale, lavora con i giovani, organizza workshop e si batte per il riconoscimento della performance art come disciplina a sé stante. La sua ambizione: creare in futuro una scuola dedicata a quest'arte in Togo, per coltivare e sviluppare una nuova generazione di artisti.

Un impegno senza confini

La sua carriera, caratterizzata da una lunga mobilità internazionale e da un forte impegno a livello locale, lo rende una figura chiave nel panorama artistico contemporaneo. Attraverso la dedizione, la formazione e la creazione, incarna una visione dell'arte come strumento di trasformazione sociale.

Come dimostrato dalla sua prestazione La sinfonia della dittaturaLa mostra, che sarà presentata giovedì 23 aprile 2026, dalle 19:00 alle 20:00 presso la Galleria LN, situata in rue Jacques Louvel-Tessier 32, 75010 Parigi, mostra Ras Sankara impegnato instancabilmente nella sua lotta artistica. Una lotta in cui ogni gesto, ogni silenzio, ogni messa in scena diventa un atto politico, in una profonda ricerca: riumanizzare il mondo attraverso il potere dell'arte.

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