La storia di Dawa Sherpa è a dir poco miracolosa. Scomparso per sei giorni sulle pendici dell'Everest, l'alpinista nepalese è stato ritrovato vivo giovedì 4 giugno a quasi 8.000 metri di altitudine, in una delle regioni più inospitali del pianeta. Ricoverato in ospedale a Kathmandu, si trova tuttora in terapia intensiva, mentre la sua incredibile sopravvivenza ha scatenato un'accesa polemica sulle condizioni del suo trattamento.
Secondo la direzione dell'ospedale HAMS nella capitale nepalese, le condizioni della guida alpina rimangono stabili nonostante le condizioni estreme a cui è stata sottoposta. I medici sottolineano che è sopravvissuto per diversi giorni in un ambiente caratterizzato da temperature gelide, mancanza di ossigeno e quasi totale assenza di cibo.
Una famiglia che lo credeva già morto
La notizia del suo salvataggio ha sconvolto la sua famiglia. Convinti che Dawa Sherpa fosse morto in montagna, i suoi parenti avevano già iniziato le tradizionali cerimonie funebri. La moglie è rimasta sbalordita nell'apprendere che la guida era ancora viva, nonostante fossero già stati fatti i preparativi per la sua morte.
Questa situazione ha presto lasciato spazio alla rabbia. La famiglia accusa la società responsabile della spedizione di aver ritardato l'avvio delle operazioni di ricerca e soccorso. Ora chiedono un'indagine per accertare se siano state adottate tutte le misure necessarie nelle ore successive alla scomparsa dell'alpinista.
Accuse contro l'organizzazione di soccorso
Diversi parenti di Dawa Sherpa mettono in dubbio la rapidità con cui le squadre di soccorso si sono mobilitate. Karma Gyalje Sherpa, a sua volta guida alpina, ritiene che la risposta degli organizzatori avrebbe potuto essere più rapida. Secondo lui, a tali altitudini ogni ora è preziosa, poiché le probabilità di sopravvivenza diminuiscono considerevolmente con il passare del tempo.
La guida nepalese si spinge persino oltre, suggerendo che un alpinista straniero avrebbe potuto ricevere maggiore attenzione. Questa affermazione riaccende il ricorrente dibattito sulle differenze di trattamento tra i clienti occidentali delle spedizioni himalayane e le numerose guide locali che svolgono la maggior parte del lavoro in montagna.
Una scomparsa ancora avvolta nel mistero
Dawa Sherpa raggiunse la vetta del Monte Everest il 29 maggio insieme all'alpinista britannico Chris Thrall. Fu durante la discesa che scomparve. Le circostanze esatte della sua scomparsa rimangono ignote e non è ancora stata ricostruita con precisione la dinamica degli eventi.
Le autorità nepalesi e i capi spedizione potrebbero dover chiarire le circostanze dell'incidente nei prossimi giorni. Al di là del miracolo di questa eccezionale sopravvivenza, l'episodio mette in luce gli estremi rischi affrontati dalle guide nepalesi sul tetto del mondo, nonché i persistenti interrogativi che circondano le operazioni di soccorso sulle vette più alte del pianeta.
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